giovedì 6 luglio 2017

Figlie


Palazzo Ducale di Urbino… per mio fratello che dipinge icone…


Estate...


Io e la mia cucciola si va di uncinetto!! Ho comperato questo libro di grani squares favoloso con gli schemi che a leggere le spiegazioni non ci capisco una cippa!!! ^_^ La giuggiola ha imparato la maglia bassissima la catenella e la maglia alta… poi ha preso un fascicolo di una raccolta che uscì in edicola qualche tempo fa (io compro al prima e la seconda uscita che hanno sempre lane cotoni uncinetti ecc ecc in regalo e costano pochissimo) e ha imparato da sola a cambiare colore! Ora fa i braccialetti bicolore per tutte le amichette!

martedì 28 febbraio 2017

Natale un po in ritardo...












Qualche foto che ho fatto a Natale!! Meglio tardi che mai! ^_^

lunedì 7 novembre 2016

Halloween







Piano piano nel corso degli anni, uno alla volta… ^_^

lunedì 29 giugno 2015

LHN_ Cherry tree inn



Un altro Little House Needlework finito! Questo non è un ufo ma un ricamo che ho eseguito di getto mi sembra in neanche due giorni... poi è rimasto sulla pezza di lino insieme ad altri per due tre anni finche non mi son decisa ad incorniciarlo, mi piace moltissimo l'avevo ricamato per la primavera ma a vederlo finito mi sa tanto natalizio... saranno i colori?

Lizzie Kate: flip it bits e summer sampler




Altri due UFO finiti!! I flip it bits giacevano nel cestino dei ricami da terminare dal 2008 mentre il Summer sampler bis, visto che l'avevo già terminato e regalato ad un'amica, dal 2011 !!! Mamma mia sono tremenda! Sto facendomi forza per non iniziare ricami nuovi ma è durissima...  ^_^

lunedì 25 maggio 2015

"Clara Ellen" BBD


Mamma mia quanto tempo... che poi è proprio quello che mi manca... sto ricamando a singhiozzo!!! Questo però son riuscita a finirlo in tempi record: due giorni!! Lo schema è "Clara Ellen" di Black Bird Design e la tela una'aida 72 perchè ho praticamente finito il lino. Un pensiero per la mia amica Gaia che se ne parte l'anno prossimo e mi dava tanta allegria e sempre una parola gentile... domani glielo spedisco... baci a tutti e spero di capire come si fa a postare dal cellulare così riesco a essere più presente!

lunedì 2 febbraio 2015

Imbolc




La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza. Questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare. Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.

Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.

Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).

Brigid
Nell’Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.
Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.
Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati.
La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite.
La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.

Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 60 secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.

Riti tradizionali di Imbolc
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Il letto di Bride
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

La croce di Brigid
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

venerdì 2 gennaio 2015

Foto




Antrodoco 2 Novembre 2014

Sono finalmente riuscita a scaricare la digitale...

domenica 10 agosto 2014

Galeopsis segetum Neck. e Galeopsis tetrahit L.










Etimologia

Linneo, nel 1753 nel creare il nome di queste piante (Galeopsis) ha pensato indubbiamente alla forma di “elmo” del labbro superiore della corolla.
Il termine potrebbe derivare dal greco: galè = donnola e òpsis = aspetto; questo forse per l'aspetto del fiore vagamente somigliante ad una donnola.
In inglese “Canapetta comune” si traduce in Common hemp nette.

Morfologia
Descrizione delle parti della pianta
La forma biologica di questa specie è definita come terofita scaposa (T scap): pianta a ciclo annuale con asse fiorale allungato con poche foglie.
La radice è di tipo a fittone.
Fusto
Il fusto può arrivare fino all'altezza di un metro (normalmente è alta 50 cm) ed ha un portamento eretto e ascendente; è ramoso nella parte alta e si presenta quasi corimboso; la sezione del fusto è quadrangolare ed è ingrossata sotto i nodi (per accumulo di acqua); la superficie del fusto presenta delle setole patenti ma anche brevi peli ghiandolari e la pubescenza ha la particolarità di disporsi alternativamente sulle facce opposte del fusto.
Foglie
Le foglie sono picciolate ed hanno una forma più o meno ovale (ma anche lanceolata); hanno una disposizione opposta, ossia sono inserite a due a due a livello dei nodi; sono sub-pubescenti e il margine fogliare possiede 6 – 10 denti ottusi per lato; la base della foglia e allargata mentre l'apice è acuminato. Dimensioni delle foglie: lunghezza del picciolo 1 – 3 cm; larghezza della lamina 1 – 4 cm; lunghezza della lamina 5 – 8 cm.
Infiorescenza
L'infiorescenza è del tipo verticillata: i fiori (6 – 10) sono disposti nei verticilli delle ascelle fogliari. Alla base dell'infiorescenza sono presenti inoltre dei peli ghiandolari nerastri.

Il fiore
I fiori sono ermafroditi, tetraciclici (calice– corolla – androceo – gineceo) e pentameri.
Il calice è gamosepalo a forma tubolare - campanulata con 5 denti lineari acuti. Dimensione del tubo 5 - 7 mm; lunghezza dei denti 4 – 6 mm.
La corolla è gamopetala e zigomorfa; può avere il colore giallo, bianco o rosa; la forma è quella tipica delle “labiate”, ossia la fauce termina con due labbra: quella superiore è simile ad un piccolo elmo molto peloso; quella inferiore è trilobata: i due lobi laterali sono un po' penduli; mentre quello centrale, più grande e quadrato, è diviso in due parti da una specie di carenatura e presenta delle screziature a vari colori (ad esempio: bianco – giallo – violetto – rosso nella variante gialla-bianca), in particolare al centro è sempre presenta una macchia chiara anche questa divisa in due parti. 
Dimensione della corolla 1 – 2,5 cm. Prima della fioritura la corolla è racchiusa nel calice.
Androceo: gli stami sono quattro e sono a 2 a 2 sporgenti dalla parte alta della corolla.
Gineceo: l'ovario (tetraloculare) è semi – infero formato da 2 carpelli; lo stilo ha lo stimma bifido.
Fioritura: da giugno ad agosto.
Impollinazione: entomogamia mediante ditteri, imenotteri, e lepidotteri (meno frequentemente).
Il frutto (di tipo schizocarpo) è formato da quattro tetracheni sub – sferici inseriti nella parte bassa del calice.

Canapetta comune, Canapetta selvatica: si trova nei prati umidi, lungo i fossi, nei pascoli del piano e dl monte. Il colore dei fiori può essere rosa oppure bianco-giallastro. Questa pianta presenta un certo interesse per la medicina in quanto ha delle proprietà positive per le vie respiratorie.
Fonte wikipedia

Malva alcea L.




Le proprietà di questa pianta sono
antinfiammatorie
leggermente lassative
emollienti
lenitive

Descrizione Botanica e profilo pianta

La Malva alcea L. è una pianta erbacea perenne. I fusti di questa pianta sono semplici, eretti o poco ramificati. Ha una radice a fittone.
Le foglie inferiori sono picciolate,incise in cinque lobi oppure divise in cinque foglioline.
La superficie è leggermente pelosa con peli semplici.
I fiori sono di colore violetti o rosati.
Il frutto è formato da molti acheni.
Famiglia MALVACEAE

La possiamo trovare ai margini delle strade, nei campi incolti e lungo le rive di fossi e torrenti.È stata anche coltivata come pianta ornamentale.Esistono cultivar a fiore bianco.

Classificazione scientifica

Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliopsida
Sottoclasse: Dilleniidae
Ordine: Malvales
Famiglia: Malvaceae
Genere: Malva
Specie: Malva alcea

Forma biologica:H - scap (Emicriptofita scaposa):
sono le Emicriptofite (simbolo H),cioè pianta erbecea con ciclo vitale annuale o biennale con gemme svernanti a livello del suolo protette da una lettiera o dalla neve.
Scaposa (simbolo Scap): piante che hanno un'asse fiorale eretto ed il più delle volte privo di foglie.

Distribuzione geografica Fitogeografia corologica: Centro-europea:
piante con areale proprio diffuso nell'Europa meridionale in ambiti montani.

mercoledì 30 luglio 2014

Piadina



1 Kg. di farina tipo "0"
60 gr. di strutto
sale
bicarbonato
acqua tiepida
Disporre la farina sul tavolo creando un buco nel mezzo
Sciogliere lo strutto con l'acqua tiepida. Impastare il sale, l'acqua e lo strutto con la farina. Fare riposare l'impasto per circa 30 minuti. Preparare pagnottine di circa 150 gr. ciascuna. "Tirare" le piadine con il matterello fino a che raggiungono uno spessore di circa 0,5 cm. Cuocere su un testo di ghisa o di terracotta!

mercoledì 16 luglio 2014

Crema corpo al burro di karitè e olio di mandorle dolci



INGREDIENTI

20 grammi di olio di mandorle
10 grammi di burro di karitè
30 g di acqua
1 cucchiaino di cera d’api
8 gocce di olio essenziale che più si gradisce

Pesare gli oli e versarli in un contenitore. Aggiungervi la cera d’api e scaldare a bagnomaria sino quando la cera non si sarà disciolta. Far scaldare l’acqua come gli oli e versarli in un contenitore di vetro;  con le fruste da cucina iniziare a lavorare gli oli aggiungeudo a filo l’acqua. Piano piano il composto si addenserà dando vita alla crema. Aggiungere l’olio essenziale e mescolare. Riporre in un vasetto di vetro precedentemente sterilizzato mediante bollitura.
Si conserva in frigorifero anche per 2 mesi.

venerdì 4 luglio 2014

Crema per il corpo al burro di karitè, olio di riso e jojoba



500 gr di Burro di Karité
420 gr di Olio di Jojoba
280 gr di Olio di Riso
70 gr di Cera d'Api
10 ml Olio Essenziale di Limone
5 ml Olio Essenziale di Ylang Ylang
5 ml Olio Essenziale di Lavanda
5 ml Olio Essenziale di Bois de Rose

Pesare la cera e farla sciogliere in un pentolino a fuoco bassissimo, nel frattempo pesare olio di riso, olio di jojoba e burro di karité insieme, quindi misurare gli oli essenziali insieme. Quando la cera diventa liquida, aggiungere i grassi nella pentola, mescolare bene e spegnere il fornello. Aggiungere quindi gli oli essenziali e mescolare ancora. Versare ancora calda in vasetti di vetro sterilizzati.  (gli alchimisti)

martedì 27 maggio 2014

Pan Nociati


500 gr di farina Manitoba
230 ml d’acqua
mezzo cucchiaino di zucchero
7 cucchiai di olio evo
100 gr di parmigiano gratuggiato
1 cubetto di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di pepe
150 gr circa pecorino romano
20 gherigli di noci circa

In una capiente ciotola mettete l’acqua tiepida e scioglieteci il lievito con lo zucchero, aggiungete l’olio, il formaggio, la farina, il sale e il pepe; impastate bene gli ingredienti fino ad ottenere un’impasto compatto. Ponetelo a lievitare in una ciotola leggermente unta e coperta con la pellicola da cucina in un luogo tiepido per circa mezz’ora. Riprendete l’impasto e create dei salsicciotti su una spianatoia, tagliatelo in pezzi il più possibile uguali tra loro, chiudete il cerchio unendo la circonferenza al centro e ponete a lievitare per un’ora su una teglia ricoperta di carta forno.
Infornate a 180° fino a doratura (circa 20 minuti).

lunedì 11 novembre 2013

Ricami da finire, da cominciare e da confezionare

Rico design_DMC
Fatine per Elena e Bianca_finire
Tovaglia orsetti natalizi _ in lavorazione
Sarah Kay_in lavorazione
A mon ami Pierre_
C'etain decembre_in lavorazione
Country cottage needlework
Cherry tree inn_  FINITO
Portabiancheria Bianca
Confezionare!!!
La d da
Something wicked_ FINITO!!!
Miss Mary Mack_INIZIATO!
Merry Sunshine_da iniziare!
Jardin privé
Sampler au bouquet _ in lavorazione
Sister and best friend
cominciare ciliegia e pera!!
Portare mela e fragola dal corniciaio
Lizzie Kate
Flip it bits_ FINITO!!!
"Summer sampler"_ FINITO!!!
Jeremiah Junction
Country Bloomers_finire
Herbal tea da iniziare
Parolin
"Ognuno è grande al proprio posto" REGALATO

sabato 9 novembre 2013

Violette e colombe!!














Stamattina mentre svasavo le violette una colomba si è posata sul bordo del mio terrazzo e mi ha fatto compagnia... piccole felicità quotidiane.

venerdì 3 maggio 2013

Pancake ai fiocchi d'avena

foto
50 gr fiocchi d'avena
50 gr farina autolievitante
40 gr zucchero di canna
1 uovo
40 ml olio di semi
150 ml yogurt bianco
frutta fresca a piacere

Battere l'uovo con lo zucchero poi unire lo yogurt e i fiocchi d'avena. Unire la farina e l'olio poco per volta.

Scaldare una padellina antiaderente e ungerla di burro, versare il composto a mestolini fino a quando si formano delle bollicine poi voltare il pancake quindi voltare e cuocere un poco anche dall'altra parte (attenti che basta poco).

Teneteli in caldo a mano amano che li fate e serviteli con burro fuso o sciroppo d'acero o sciroppo di lamponi (Ikea) o yogurt e frutta o come vi pare a voi!!
Buon appetito!!